Dioniso vinoVino e musica sono una coppia di vecchia data, rintracciabile fin dagli albori della civiltà europea. Secondo Friedrich Nietzsche, Dioniso, il Dio del vino degli antichi Greci, è anche il Dio della musica. Nei rituali dionisiaci il consumo del vino e l’ascolto della musica si amalgamavano, formando un'unica esperienza che coinvolgeva tutti i cinque sensi di aristotelica memoria (vista, olfatto, gusto, tatto e udito) puntando all’estasi. Questa prassi, ripresa dai baccanali romani ha costituito poi il modello per tutte le feste e convivi della nobiltà europea fino a giungere a noi nella sua forma più addomesticata, più democratica e popolare nelle varie feste dove la musica accompagna il vino.

Musica e vino

Tantissimi i festival italiani dedicati al connubio tra musica e vino. C’è n'é per tutti i gusti. Dal festival di strada Vino è … Musica che dal 2010 si svolge a Grottaglie nella provincia di Taranto fino all'evento Bacco e Bach a Monferrato o alla Melodia del Vino che nel 2014 ha coinvolto prestigiose cantine toscane.

A questo punto sorge spontanea una domanda: abbinando la musica al vino si crea un effetto paragonabile a quello dell’abbinamento cibo-vino? In altre parole: esistono generi di musica che amplificano il gusto di un certo tipo di vino ed è possibile trovare anche nel rapporto del vino con la musica accoppiamenti impossibili come quello tra aceto e vino?

Il californiano Clark Smith, autore di Postmodern Winemaking (California University Press 2013), che indaga da anni sul rapporto tra musica e gusto del vino, lo crede possibile. Secondo Smith, per avere il meglio da un Cabernet Sauvignon, lo si dovrebbe abbinare con la musica dei Doors o della Carmina Burana ma assolutamente non con Mozart che invece andrebbe bene con un Pinot Noir. Ma Smith non si ferma qui. Assagiare uno Chardonnay da 3 $ mentre si ascolta “California Girls” dei Beach Boys lo farebbe salire decisamente nel scala di gradimento della maggior parte dei wine lovers mentre una polka si comporterebbe come l’aceto nei confronti del vino: rovina qualsiasi abbinamento ad eccezione che con un “White Zinfandel”. Vino

Una teoria forte e provocatoria. Senza alcun dubbio l’ascolto della musica incide in qualche modo sulla percezione del gusto del vino perché condiziona il nostro stato emotivo. Infatti, proprio per questa ragione, una degustazione professionale si svolge in un ambiente silenzioso, per escludere ogni stimolo estraneo e non riconducibile alle sensazioni fornite dal vino stesso! 

Possibile anche che le parti del nostro cervello che vengono maggiormente stimolate quando ascoltiamo musica, siano le stesse che si attivano durante un assaggio. Se questo fosse dimostrato scientificamente, potrebbe spiegare almeno in parte come l’ascolto della musica si intreccia con le nostre percezioni gusto-olfattive del vino. Fino ad oggi però le ricerche di Smith non forniscono ancora una spiegazione sufficiente dei meccanismi che fanno preferire l’abbinamento di un determinato vino ad un certo tipo di musica. 

Donnafugata musica vino

Pertanto possiamo legittimamente applicare la regola dell’assoluta indipendenza di ogni scelta musicale dal vino in assaggio. In altre parole: se mi piacciono Frederic Chopin e il Brunello di Montalcino, loro due andranno sempre a nozze, mentre neanche il 2010 dell'azienda Le Potazzine mi farà sopportare più di cinque minuti la Tafelmusik di Georg Philipp Telemann.

Un progetto più specifico, dedicato al rapporto tra un determinato vino e la “sua” musica, è l’iniziativa avviata anni fa da José Rallo e suo marito Vincenzo nella loro azienda Donnafugata. Nel 2011 nasce “Degustazioni in jazz”, un evento che vede la stessa Rallo come guida in una degustazione cantata che sa emozionare. Qui ci troviamo davanti ad una vera esperienza multisensoriale che abbina ad ogni vino dell’azienda, dall'Anthilia al Mille e una Notte un suo brano musicale. 

Abbinare una determinata musica alle sensazioni organolettiche di un vino è una cosa, tradurre queste sensazioni fedelmente in musica è un'altra. Franz Weninger dell’omonima azienda al confine tra il Burgenland austriaco e la città ungherese Sopron fa proprio questo. Weninger è un specialista del vitigno Blaufränkisch che coltiva su tre diversi terroir: Dürrau a Horitschon in Ungheria, Saybritz nell'austriaco Burgenland e Steiner al Neusiedlersee, sempre in Austria. Weninger, convinto che la comunicazione del carattere di un vino riesca meglio utilizzando un linguaggio che evoca emozioni comuni, pensa che la musica sia il mezzo comunicativo più adatto a svolgere questo compito. Di conseguenza ha creato il Weninger’s Wine Orchestra con cui cerca di trovare l’espressione musicale adatta per ognuno dei suoi tre cru di Blaufränkisch. Gli strumenti utilizzati in questo esperimento musicale sono stato costruiti esclusivamente con materiali legati al mondo del vino. Buon ascolto e cin cin.