«A sinistra, le Alpi francesi. A destra, è ovvio, le Alpi italiane.
Dice:  “Embe’, e da che si capisce?”.
Ma come, c’è tanto di frontiera naturale che divide nettamente i due paesi… eccola là, eccola là.
Dice: “Ma perché va così a zig zag?”.
Per la buonissima ragione che tutto ciò che è italiano deve stare in Italia, e tutto ciò che è francese deve stare in Francia.
“Appunto dico, a ognuno la roba sua…”
E d’altra parte lo sanno tutti che un albero francese non somiglia affatto a un albero italiano, mentre una collina italiana non somiglia nemmeno lontanamente a una collina francese…»
Totò

 

Oggi a Berlino si festeggia. Il 9 novembre 1989 cadeva il muro. Eretto per impedire la libera circolazione delle persone tra il settore di Berlino Ovest e il territorio della Germania dell’Est, ha separato per ben 28 anni il popolo tedesco. 

La caduta del muro ha segnato la fine di questa separazione ma, ancor più importante, è stato il superamento della guerra fredda con la divisione dell’Europa in una zona guidata dagli Stati Uniti e una dall’Unione Sovietica.

E che c’entra questo col vino? Adesso lo vediamo.

Nel mondo del vino le frontiere politiche del ventesimo secolo hanno spesso diviso ciò che da tempo stava insieme. Zone vinicole che formavano un terroir sono state spaccate in due e lo scambio di conoscenze e tecniche enologiche è stato  interrotto. Anche se oggi le divergenze politiche tra gli stati in Europa non sono ancora superate del tutto, la superficie vitata dell’Europa è più unita come mai prima nella storia. Con l’avanzamento dell’integrazione economica e politica dell’Unione Europea i suoi confini interni diventano anno per anno meno rilevanti.

 

Un esempio per questo sviluppo è il piccolo paese di Schweigen che si trova in Germania, nel Palatinato meridionale, direttamente al confine con la cittadina francese di Wissembourg

In questa terra di confine, contesa per secoli tra la Germania e la Francia, nel 1936 il regime nazionalsocialista per promuovere il vino tedesco della zona aveva costruito il “Deutsches Weintor” (porta tedesca del vino), come punto di partenza per la "Deutsche Weinstrasse" (strada tedesca del vino) che da lì correva verso nord.

Il lato meridionale della porta (vedi cartolina storica), di 18 metri di altezza, fu decorato con un’aquila che teneva una svastica con gli artigli, ben visibile dal territorio francese dove la provocazione politica creò non poca preoccupazione.

 

Per fortuna, ormai tutto questo è passato, sono finiti i tempi in cui un viticoltore che aveva proprietà anche al di là del confine doveva portarsi il passaporto per svolgere il suo lavoro in vigna. Il Terroir diviso dalle ideologie politiche è di nuovo unito come ben dimostra il »Schweigener Sonnenberg«, un cru che vede passare il confine franco-tedesco proprio in mezzo ai filari delle viti.

A Schweigen hanno sede molte aziende vitivinicole tra cui quella pluripremiata di Friedrich Becker, uno dei protagonisti della rinascita del pinot nero in Germania.  Oggi però vi presento l’azienda della famiglia Jülg. I suoi 20 ettari di vigneti si trovano sia in Francia che in Germania.

Nel 2010, dopo anni di formazione in diverse aziende vitivinicole in Germania e in Francia (Domanine des Lambrays, Borgogna) il figlio Johannes Jülg è tornato nell’azienda di famiglia dove produce vini ottenuti da riesling, pinot bianco, scheurebe e pinot nero. Alcuni dei suoi rossi si presentano sul mercato come pinot noir mentre altri portano l’equivalente tedesco spätburgunder sull’etichetta. Stilisticamente diversi fra di loro sono però uniti dallo stesso terroir.

Nel 2013 l’azienda ha prodotto un pinot bianco ottenuto da uve di cui il 50% veniva dai vigneti situati nella vicinissima Alsazia, in Francia, mentre l’altra metà proveniva dai vigneti intorno a Schweigen. Commercializzare questo vino sotto il nome Grenzgänger (Il Frontaliere) era la naturale conseguenza di una realtà vitivinicola che ormai trascende allegramente i confini degli Stati.

 

Il vino unisce. Non solo come esperienza conviviale ma anche per la consapevolezza di condividere un mestiere e una tradizione. Ed è proprio questa consapevolezza che ha portato alcuni vingnaioli e operatori turistici di Francia, Lussemburgo e Germania ad unirsi in un’unica associazione: »Terroir Moselle«. Il progetto, inaugurato nel maggio 2013, è nato per facilitare la cooperazione tra i viticoltori della Mosella e per promuovere insieme l’immagine dei loro vini. 

Da un punto di vista strettamente enologico i vini della valle della Mosella non rappresentano un unico terroir ma piuttosto una pluralità, caratterizzata da un’impressionante diversità di vitigni, paesaggi e metodi di viticoltura. Allora è tutta una invenzione pubblicitaria? Certamente no, perché l’enoturista di oggi è sempre meno interessato alla questione se un vino sia francese o tedesco. Preferisce invece scoprire l’espressione del terroir nella pluralità delle sue manifestazioni enologiche. E adesso questo è possibile grazie al lavoro eccellente di questa associazione inter-nazionale.

Dalla parte francese comprende l’AOC Côtes de Toul con prevalenza di pinot nero e auxerrois e la nuova (2010) AOC Moselle dove troviamo sempre pinot nero e auxerrois ma anche pinot grigio e müller thurgau. Seguendo il percorso del fiume verso nord si continua poi in territorio lussemburghese dove da Schengen a Wasserbillig,  sul lato sinistro della Mosella, sono protagonisti vitigni come rivaner, pinot grigio, elbling e chardonnay. Sul lato destro, da Perl a Treviri invece troviamo la zona tedesca Obermosel (Alta Mosella) con il suo elbling. Questo vitigno, probabilmente la vitis alba dei romani, fu portato in questa zona ben 2000 anni fa. E come una volta i romani si può seguire il fiume con i suoi vini fino alla Terrassenmosel, dove la Mosella è caratterizzata dai ripidi terrazzamenti dei vigneti lungo le sue sponde ed è famosa per la mineralità e l’eleganza dei suoi Riesling.

Una degustazione ideale che seguisse tutto il percorso promosso dal »Terroir Moselle« scoprirebbe molti confini ma solo tra sapori e profumi diversi a seconda del microclima, del suolo e dello stile dei vignaioli. Finalmente, dopo un secolo che ha visto sanguinose guerre per la conquista di nuove terre, ha vinto il terroir.

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Copyright: Carta geografica del "Sonnenberg": VdP; logo di "Terroir Moselle" e carta geografica della Mosella: Terroir Moselle; Totò: Totò in La legge è la legge, film di C. Jaque, 1958, in: Piero Zanini, Significati del confine, Mondadori, Milano 1997, p.9.