E’ di gran moda contrapporre al mercato globale le virtù salvifiche del locale. Con la progressiva omologazione della vita sull’intero pianeta aumenta il fascino del locale che promette esperienze individuali ed autentiche. Già da alcuni anni, anche l’industria del turismo - grande sismografo sociale delle società moderne - ha cominciato ad occuparsene. Sfruttando il nuovo bisogno di autenticità promette esperienze fuori dall’immaginario della quotidianità. Dopo decenni in cui essa, insieme alla politica, puntava quasi esclusivamente sui grandi numeri trasformando prima i viaggiatori in turisti e poi in consumatori di pacchetti last minute, adesso scopre l’esperienza della cultura locale e inonda il mercato con le sue offerte di “viaggi gourmet”, di feste popolari e di folklore in stretto contatto con gli indigeni. Fino a poco tempo fa tutte le grandi strategie di sviluppo turistico cercavano di canalizzare le scelte dei viaggiatori nei reparti “mare”, “montagna” o “grande città”, e ora il grande ripensamento? 
 

RiminiPiù probabile sembra invece che la nuova linea segua semplicemente un calcolo strettamente economico. Le politiche turistiche rivolte al puro aumento del numero di viaggiatori non funzionano più. Solo finché di spiagge e di città con attrazioni turistiche ce n’erano relativamente poche aveva ancora senso concentrare numeri sempre più grandi di viaggiatori in poche località turistiche per contrastare almeno in parte l’effetto micidiale del restringersi dei margini di guadagno, a causa della lotta tra gli operatori a colpi di offerte super scontate. Ora però, in un mondo senza barriere, ce ne sono molte di più. E con questa crescita numerica dell’offerta turistica in un mercato globale ci vuole poco a spostare velocemente interi “pacchetti” di clienti, con la conseguenza di prosciugare all'istante la fonte di reddito dei mercati abbandonati. Basta la notizia di un virus, un allarme terroristico o semplicemente la notizia di un’ offerta ancora più economica e tutte le iniziative rivolte al rilancio del turismo attraverso numeri più grandi e prezzi più bassi svaniscono in un lampo. Una spiaggia che costa meno si trova facilmente.

 
Guadagni sempre minori per gli operatori e costi sempre più alti per le amministrazioni locali rendono ora più appetibile ciò che fino a poco tempo fa veniva considerato vecchio e superato dal turismo moderno. La semplice enfasi del locale però non garantisce già di per sé, quasi automaticamente, un futuro sostenibile e redditizio del turismo. Certo, nel mercato turistico di oggi vince chi offre un prodotto di qualità, un’esperienza unica e irripetibile altrove ma la qualificazione di un prodotto turistico come tale dipende sempre di più dal suo stretto legame con il territorio, dal fatto di essere parte integrante del tessuto sociale, paesaggistico ed enogastronomico che lo circonda. Come afferma Donatella Cinelli Colombini nel suo articolo Immagine e immaginario nel turismo del vino ricordando l’esempio del Marsala:

Saline Trapani

“Nel ricordo del visitatore il vino è inscindibilmente collegato all’albergo super lusso nell’antico convento, alla gentilezza della guida, al piatto di crudo di mare servito su fette di arancia, all’isola di Mozia, al paesaggio delle saline, alla spettacolosa cantina Florio, a Garibaldi… Alla fine quel vino Marsala che, prima del viaggio, non attraeva più di tanto ma anzi sembrava un ‘passato di moda’, viene percepito come qualcosa di completamente diverso, da preferire, apprezzare e raccontare.”

Proponendo le eccellenze artistiche, paesaggistiche ed enogastronomiche che affondano le loro radici in un territorio ben definito, il turismo territoriale, non teme la concorrenza. Resiste alla politica suicida dei prezzi al ribasso grazie alla sua offerta di un’ esperienza non omologabile e irripetibile perché rivolta alla condivisione di un territorio, alla convivialità temporanea di una ambiente creato e curato dal lavoro quotidiano dei suoi abitanti. La terra delle Langhe, dichiarata dall'UNESCO, insieme al Roero e al Monferrato, patrimonio dell'umanità, non può essere trasferita all’estero o riprodotta a basso costo in Cina. Le città d’arte dell’Italia e le sue zone archeologiche non possono essere copiate da altri, così come sono unici i viali di cipressi della Toscana. Ancor meno si possono clonare un vino che esprime fedelmente le caratteristiche del suo territorio, un formaggio a latte crudo capace di comunicare le fragranze inconfondibili della sua terra o un olio extra vergine che si è sposato dai tempi lontani con i sapori della cucina locale.
 
Cipressi ToscanaSe la prova del budino sta nel mangiarlo, un caso emblematico per un turismo territoriale, capace di produrre reddito e benessere per gli abitanti ed esperienze autentiche per il visitatore, è lo sviluppo recente del turismo enogastronomico sull’isola d’Elba.
Tramontati i piani di un tempo non tanto lontano, di voler trasformare quest’isola in una Ibiza toscana, si è sviluppata con gli anni una rete di produttori, ristoratori e rivenditori di tutta l’Elba che insieme promuovono la cultura del cibo e del vino locali. Produttori come Arrighi, La Galea o Montefabbrello, da anni alla ricerca della territorialità nei loro vini prodotti con uve del vitigno autoctono aleatico, hanno fatto il primo passo e con la nascita dell’Enoteca della Fortezza a Portoferraio, dove si possono assaggiare, insieme ad altri prodotti tipici dell’isola, praticamente tutti i vini dell’Elba, il viaggiatore alla ricerca dei sapori territoriali trova un punto di riferimento. A queste iniziative rivolte a creare una rete enogastronomica territoriale si è aggiunta recentemente una piattaforma informatica comune, strumento indispensabile per il marketing turistico moderno: ElbaTaste.
 
A questo punto però, per fare veramente sistema, ci vorrebbe una prospettiva ancora più ampia, una rete informatica che si occupi della promozione dell’intero arcipelago includendo anche le isole cosiddette minori. Arcipelago toscanoPer evitare che esempi come la rinnovata viticoltura sull’isola di Capraia, portata avanti dall’azienda vinicola biologica La Piana, rimangano isolati e slegati dalle altre iniziative. Dopo che la Toscana Mini Crociere, nata dall’iniziativa della guida ambientale Alice Colli, ha completato la rete di trasporto offerta dalle grandi compagnie di navigazione, le varie attività nel campo enogastronomico e turistico dell’arcipelago toscano possono finalmente integrarsi tra di loro creando sinergie e plusvalore economico per tutto il territorio. Ora tutte le isole non solo sono facilmente raggiungibili ma potrebbero essere un giorno connesse fra di loro con una strada enogastronomica che permetta di passare da un produttore all’altro come lo può fare da anni il viaggiatore in visita alle cantine e ai castelli della Loira.
 
Un passo importante in questa direzione è la nascita di www.visitcantina.it, il primo sito italiano dedicato alle prenotazioni di visite e degustazioni nelle cantine italiane. Il sito, che copre già oggi gran parte delle zone vitivinicole del Bel Paese, permette all’utente di organizzare il suo wine tour privato utilizzando un’unica piattaforma. Molto facile da utilizzare viene incontro alle esigenze dell’enoviaggiatore moderno che con lo smartphone o il tablet in mano va per cantine. Inserendo anche i produttori di eccellenza di formaggi e di olio di oliva, questo sito potrebbe rivoluzionare il turismo enogastronomico italiano con tutti i benefici conseguenti per ogni territorio che punta sulla qualità dell’offerta turistica.
Collegando le maglie di una rete sempre più fitta fra tutti i produttori ed operatori del settore enogastronomico e turistico di una determinata zona si prepara il terreno fertile su cui prospera un turismo sostenibile. “Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza.” (Carlo Petrini).
 
Ulrich Kohlmann