Palatinato PfalzEstate 2015, in viaggio, sfidando il caldo torrido che si abbatte su campi e vigneti. Filari di mandorli lungo le strade di campagna e nei cortili dei vignaioli fichi e oleandri ovunque. Sembra che solo loro siano a proprio agio. Fa davvero caldo in … “Sicilia”, direte. No, spiacente, questa volta il viaggio mi ha portato ben 2000 km più a nord, in Germania. “Fichi e mandorli in Germania?”, vi chiederete con stupore, pensando di aver letto male. Invece sì, mi trovo in Germania, ed esattamente nel Palatinato

Palatinato

Con ben 23.567 ettari vitati, paragonabile alla superficie vitata della Lombardia, il Palatinato si trova al secondo posto, (subito dopo l’Assia Renana), per grandezza tra le zone vitivinicole tedesche. Parliamo di una striscia larga 15 km e lunga circa 85 km, delimitata a est dal bassopiano dell’alto Reno e a ovest dal Pfälzerwald, un prolungamento dei Vosgi. I vigneti migliori si trovano in una zona più ristretta, perlopiù lungo la Deutsche Weinstrasse, la strada tedesca del vino, che va da Schweigen, piccolo paese al confine con l’Alsazia, fino a Bockenheim. E’ qui, in questa zona collinare (da 110 a 150 m.s.l.m.) che troviamo un microclima davvero particolare. Con più di 1800 ore di sole all’anno i vigneti del Palatinato godono di un’insolazione simile a quella dell’Alto Adige superando invece facilmente quella della Champagne con cui dividono la stessa posizione geografica intorno al 49° di latitudine nord. Una temperatura media di 11°C e precipitazioni intorno ai 665 millimetri annui, di cui 390 nella fase di vegetazione della vite, creano condizioni favorevoli per la viticoltura di qualità. Completa il quadro il vero elemento fondamentale del terroir, cioè il terreno stesso che è uno dei più eterogenei di tutte le zone vinicole della Germania. Tra molti altri, per esempio, troviamo il löss, l’arenaria, il calcare, ma anche l’ardesia e il basalto.

 

Strausswirtschaft Una delle conseguenze più importanti di questa moltitudine di suoli è che nel Palatinato sono ammessi alla viticoltura ben 45 vitigni bianchi e 22 rossi. Tra i più importanti il riesling ma anche dornfelder, müller-thurgau, portugieser, pinot nero, chiamato spätburgunder, e pinot grigio ma anche pinot bianco, gewürztraminer, muskateller, silvaner, chardonnay, merlot, syrah, cabernet sauvignon e addirittura tempranillo e sangiovese! Molti viticoltori considerano però il pinot nero e il riesling i migliori ambasciatori del terroir palatino. 

Oggigiorno il vitigno più importante per la viticoltura del Palatinato è sicuramente il riesling. In confronto al pinot nero che copre solo 1.636 ettari, il riesling si presenta con 5.737 ettari, vantando così la più grande superficie al mondo vitata con questo vitigno regale. Andiamo allora a cercarlo alla sua corte, tra i migliori viticoltori di questa regione. 

Venendo da sud si può iniziare a Schweigen recandosi magari in una delle tipiche osterie dei vignaioli, che si chiamano Strausswirtschaft. Lì troverete la ‘ciccia’ in tutte le sue forme tra cui la famosa ‘trinità palatina’: Leberknödel, Bratwurst e Saumagen, cioè canederli di fegato, salsiccia e polpettone di maiale, quest’ultimo una sorta di haggis palatino. Per tradizione le Strausswirtschaften aprono solo per 4 mesi all’anno, di solito d’estate, e offrono piatti semplici ma gustosi in abbinamento ai vini dei loro titolari. Io mi sono fermato da quella della famiglia Jülg, produttori di ottimi Riesling e pinot nero. Nello stesso paese, a soli pochi passi, si trova anche l’azienda di Friedrich Becker, uno dei più importanti produttori di pinot nero in Germania. Ma questa sarà un’altra storia perché oggi parliamo di Riesling.

 

I due del Kastanienbusch

KastanienbuschDa Schweigen si raggiunge Birkweiler, piccolissimo paese della Weinstrasse meridionale, in meno di un’ora. Fino a non tanto tempo fa la parte meridionale del Palatinato non era proprio la culla di vini con una chiara impronta di terroir. Eppure, proprio lì, se ne trova uno così singolare che potrebbe essere citato come esempio più evidente di questo termine. Si chiama Kastanienbusch.  

Già nel lontano 1828 una zonazione catastale aveva registrato il Kastanienbusch tra le migliori particelle in assoluto. A forma di piccolo anfiteatro naturale, ben riparato dalle correnti di aria fredda, la sua parte migliore ha una pendenza fino al 40% e guarda in direzione sud, sud-est. Le vigne più alte superano i 300 metri di altitudine, un fattore non trascurabile che gli garantisce una buona ventilazione e sopratutto notti fresche in cui si concentrano i profumi negli acini. Tutti questi fattori insieme creano un microclima ideale per la produzione di grandi Riesling. Il vero motivo per la qualità eccezionale dei vini del Kastanienbusch va però cercato altrove, letteralmente sotto i piedi, nella natura del suo terreno. Da un punto di vista geologico il Kastanienbusch si presenta piuttosto complesso e eterogeneo con stratificazioni del permiano come il Rotliegend, e del triassico, soprattutto il Bundsandstein, cioè arenaria variegata, il calcare e l’argilla. 

 

Rebholz

A farmi da guida in questo terroir è Hansjörg Rebholz che possiede le vigne più alte del Kastanienbusch. “In passato tutti i vignaioli della zona volevano le vigne più in basso, sui terreni più fertili, vicini al fiumiciattolo”, mi racconta.  “Sa, troppo lavoro andare lassù e poi tutto in pendenza ..." aggiunge con un sorriso, ben consapevole del gioiello che gli ha lasciato suo nonno piantando le prime barbatelle di Riesling proprio lì, dove la terra è dura e ti spacca la schiena. Tocco con la mano questa terra a cui un alto contenuto di ferro regala il tipico colore rosso mattone. La tocco ma la lascio  cadere quasi subito per non bruciarmi. Una lezione pratica sulla sua capacità di immagazzinare il calore. “Senza irrigazione di soccorso”, spiega Rebholz, “un'estate calda come quest’anno brucerebbe tutto”.

Poco lontano dal cru più prestigioso di Rebholz si trovano le parcelle del suo amico Karl Heinz Wehrheim che con oltre 6 ettari possiede la più grande proprietà nella zona Kastanienbusch. Anche Wehrheim ha una vigna caratterizzata dal Rotliegend ma da lui si trova soprattuto il Bundsandstein, la roccia più comune della Haardt, la parte più a ovest del Palatinato. Case e chiese di questa zona come anche il Duomo di Spira sono stati costruiti con questo materiale. Questo tipo di roccia dà terreni poco fertili e come il Rotliegend accumula il calore del sole durante il giorno per rilasciarlo lentamente durante la notte.

 

Dr. Wehrheim

Dalla visita in vigna passiamo all’assaggio nell’elegante sala di degustazione. Sono molti i vini di quest’azienda che vanno degustati, anzi scrutinati in religioso silenzio. Così le ore passano ma da Hans Jörg Rebholz c’è molto tempo, nessuno ti mette fretta. Ma quando arriviamo alle due del pomeriggio bisogna andare, è già quasi troppo tardi per il pranzo in Germania. “Mi saluti, i Wehrheim”, dice offrendomi alcuni frutti del kumquat nel suo cortile. “Kumquat in Germania” penso, “da non credere!”, ma ormai mi ci sto abituando. 

“I Wehrheim”, aveva detto Rebholz, e al mio arrivo in azienda capisco il motivo. A ricevermi sono infatti ben tre generazioni, Heinz, Karl Heinz e Franz Wehrheim. Quest’ultimo è uno dei tipici rappresentanti della nuova generazione di viticoltori tedeschi. Due lauree, una in economia e una in viticoltura, meno di trent’anni e tanta voglia di fare, soprattutto di sperimentare. Grato di aver ereditato un immenso patrimonio di conoscenze ma già rivolto con passo veloce verso nuovi orizzonti. Con sicurezza e charme presenta i vini della sua famiglia. Sulla parete della sala di degustazione una grande foto con cinque viticoltori, Rebholz, Wehrheim, Keßler, Sigrist und Becker, tutti amici. Mentre altrove si custodiscono segreti, mentre altri vignaioli guardano ai successi dei colleghi con sospetto e diffidenza, loro scambiano idee e condividono esperienze. Nel 2002, uniti dalla stessa passione per i vini di qualità, hanno aperto l’osteria Fünf Bäuerlein (cinque contadini) dove si possono assaggiare tutti i loro vini in abbinamento ai piatti tipici della regione. Qui si fa veramente sistema. Sarà anche per questo che la viticoltura di questa zona ha fatto passi da gigante.

Forster Pechstein vino

Il mio viaggio continua, verso il Palatinato centrale, la cosiddetta Mittelhaardt. Prima di partire, pensando alle aziende da visitare, mi venivano in mente nomi come Basssermann-Jordan, Reichsrat von Buhl e Bürklin-Wolf, da sempre tra le migliori aziende del Palatinato. I loro famosi vigneti nei comuni di Forst (Ungeheuer, Jesuitengarten, Pechstein e Kirchenstück) e Deidesheim (Kalkofen e Hohenmorgen) sono una leggenda. Basta ricordare che per l’inaugurazione del canale di Suez nel 1869 si brindava con un Riesling Reichsrat von Buhl. 

 

Reichsrat von Buhl

Primo appuntamento allora da Reichsrat von Buhl a Deidesheim. La storia di quest’azienda - come quella di molti viticoltori tedeschi - è interessante in quanto si intreccia con la grande politica dell’Ottocento. In questa sede vi racconto solo che la Reichsrat von Buhl nasce da una tripartizione dei beni ereditari di Andreas Jordan nel 1848. Jordan aveva una delle aziende vitivinicole più importanti dell’epoca che dopo la sua morte fu divisa tra i suoi tre figli i quali continuarono il lavoro del padre con il nome Bassermann-Jordan, Reichsrat von Buhl e Dr. Deinhard (oggi von Winning). Solo recentemente le tre proprietà sono stati riunite dall’imprenditore Achim Niederberger. 

Richard Grosche
Richard Grosche

A ricevermi è il simpatico direttore Richard Grosche che in stretto contatto con l’enologo Matthieu Kauffmann (ex Bollinger) rappresenta l’azienda. La Reichsrat von Buhl possiede 62 ettari di vigneti e produce intorno a 420.000 bottiglie. Certificata bio e membro del prestigioso VDP, l’azienda punta sulla massima espressione del terroir. Le mode e il gusto del momento non sono un punto di riferimento per quest’azienda. Il team Grosche-Kauffmann cerca piuttosto di rispecchiare fedelmente l’andamento di ogni annata nel bicchiere. Il loro metodo per raggiungere un obiettivo così ambizioso è del tipo non intervenzionista. Facciamo un esempio. Interrompere la fermentazione lasciando un piccolo residuo zuccherino per trovare il plauso di una fetta più grande del mercato? “No, assolutamente no, con me mai!” mi risponde Richard, senza pensarci anche solo un’attimo. Questa linea rigorosa può e forse vuole dividere il pubblico degli appassionati del Riesling ma è senz’altro la conditio sine qua non per uno stile puro e inconfondibile. Se pensate ancora che i vini del Palatinato siano zuccherini, da beva facile, insomma un po’ ruffiani, fate una prova con i vini di Reichsrat von Buhl. Un residuo zuccherino di 0,7 % come nel caso del 2013 Ruppertsberger Reiterpfad GG porta ogni wine lover ad indagare i limiti del termine “fresco”. 

Se avete più tempo e soprattutto se volete conoscere nei particolari i cru più famosi del Palatinato centrale potete fermarvi alcuni giorni nella zona tra Deidesheim e Bad Dürckheim. Aziende biodinamiche come Dr. Bürklin-Wolf o Christmann ma anche Mosbacher, von Winning o Pfeffingen sono mete da esplorare.

Knipser

Werner Knipser

In ogni caso riservatevi un po’ di tempo per il Palatinato settentrionale. La vite trova in questa zona altri terreni, sopratutto calcare, Löss e argilla. Il clima ha ancora questo tocco di aria mediterranea, anche se piove più spesso da queste parti. Ci sono tante aziende validissime ma in nessun caso perdetevi i Riesling dell’azienda Knipser. Avevo assaggiato alcuni dei suoi vini alla manifestazione Riesling on Tour organizzata a Roma dalla rivista enogastronomica Der Feinschmecker. Il 2013 Dirmsteiner Mandelpfad Riesling Grosses Gewächs mi aveva colpito particolarmente e finalmente arriva l’occasione di visitare l’azienda!

Ulrich Kohlmann

Conosciuti sopratutto come pionieri del pinot nero in Germania i fratelli Volker e Werner Knipser dimostrano lo stesso talento come bianchisti. Viticoltori dell’anno 2009 della guida prestigiosa Gault & Millau raccolgono con una impressionante regolarità i premi più prestigiosi. 

Werner Knipser si siede al grande tavolo di legno nel cortile, dove iniziamo la degustazione. Dietro di lui un grande fico e oleandri in piena fioritura. I suoi ricordi personali sono un pezzo importante della storia vitivinicola del Palatinato. Nel suo racconto due parole ritornano frequentemente: sperimentare e dedicarsi. Forse per questo è riuscito a produrre Riesling eccellenti in tutte le categorie dai Kabinett fino ai Grosses Gewächs come il Laumersheimer Steinbuckel o Dirmsteiner Mandelpfad. Il colpo finale arriva con la TBA Dirmsteiner Mandelpfad 2008. Quando mi riprendo dalla tempesta di profumi e aromi così complessi e intrecciati tra di loro, cercando di esprimere un giudizio all'altezza del vino, Werner Knipser mi interrompe amichevolmente: “Das wächst hier überall” - “uva così cresce qua da tutte le parti" -  dice, e con un bel sorriso si prende un’altro sorso.

Produttori di Riesling del Palatinato
(da sud a nord)

 

 

Foto ©:  Mandorli in fiore (www.diepfalz.de); carta palatinato (www.deutscheweine.de) Vigneto con foschia (www.gastlandschaften.de)